Arizona

arizona di fabiana pagani

Arizona

Regia di Fabiana Pagani 
Liberamente tratto da “Arizona” di Juan Carlos Rubio
con Rocco Marazzita  e Eleonora Cerrone
con la partecipazione di Wen LIccardi

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ARIZONA

Liberamente ispirato ed adattato da “Arizona” di Juan Carlos Rubio
con  Rocco Marazzita e Eleonora Cerrone
Regia di Fabiana Pagani
con la partecipazione di Wen LIccardi

2005, lungo la frontiera tra Stati Uniti e Messico, gruppi di comuni cittadini americani — armati e autoproclamatisi Minute Men Project — decidono di vigilare il confine per impedire l’ingresso dei migranti irregolari. Non sono soldati, non rispondono al governo: sono “persone della porta accanto”, convinti di difendere la patria, la sicurezza, l’ordine. Una frontiera di sabbia e convinzioni, dove la paura si traveste da dovere morale.

Da questi fatti reali nasce Arizona, dell’autore spagnolo Juan Carlos Rubio, un gioiello di drammaturgia e un grido di spaventosa attualità.
Pochi anni dopo, la realtà avrebbe superato la finzione: il presidente Donald Trump annuncia la costruzione di un muro per separare gli Stati Uniti dai loro vicini del sud.
Il muro diventa simbolo, ferita, metafora.

Ma quel muro non divide solo i paesi — divide le coscienze.
Arizona è uno specchio crudele: riflette la nostra incapacità di compassione, l’assurdità delle leggi che decidono chi è dentro e chi è fuori, la facilità con cui ci lasciamo addomesticare dal potere.

Arizona parla di due persone George e Margaret, ma racconta di tutti noi.
Racconta di come il capitalismo, spinto fino all’estremo, può condurre — quasi senza che ce ne accorgiamo — a una progressiva disumanizzazione.

Forse vediamo il male negli altri per non riconoscerlo in noi stessi.  Perché i rifugiati ci fanno così paura? Non sono persone come noi? E allora, perché abbiamo bisogno di confini… con alcuni stranieri sì, e con altri no? Perché non con tutti — o forse con nessuno?

Perché abbiamo tanta paura dei poveri?
Forse perché il capitalismo ci ha convinti che il nostro valore si misura in ciò che possediamo,
e non in ciò che siamo. E così temiamo chi non ha, perché ci ricorda quanto poco basta
a toglierci tutto.

Questa è una delle grandi contraddizioni dell’essere umano: come si può essere al servizio di Trump e Gesù Cristo allo stesso tempo?  Come si può alzare una mano per pregare e l'altra per respingere?

Come diceva Tahar Ben Jelloun” Siamo sempre lo straniero di qualcun altro”.

Nella mia interpretazione del meraviglioso testo di Juan Carlos Rubio, ho immaginato i personaggi più giovani rispetto all’età suggerita dall’autore. Vedere un giovane che spara e odia uno sconosciuto è, infatti, un gesto ancora più potente e anacronistico: la giovinezza non è ancora così segnata dal passato, ma al tempo stesso è più vulnerabile e facilmente manipolabile dai mezzi tecnologici contemporanei.
Questa scelta intende riflettere l’ondata di giovani che, oggi, si avvicinano ai movimenti di estrema destra senza comprenderne davvero le radici o le implicazioni. Non hanno coscienza del passato né delle conseguenze delle proprie azioni, eppure le loro scelte finiscono per cambiare la vita di molte persone.

Ho scelto un’estetica ispirata a American Beauty, per evocare il sogno americano del successo e dell’apparenza: un mondo lucido e rassicurante solo in superficie. All’inizio, tutto sembra appartenere a una romantica commedia musicale, quasi patinata, ma questa armonia si incrina presto di fronte alla presenza inquietante delle armi e dell’attrezzatura che i protagonisti portano con sé per “vigilare” sui vicini.
Il caldo soffocante e il silenzio dell’Arizona diventano lo specchio di una tensione interna: la profonda insoddisfazione e la crisi esistenziale di George emergono lentamente, mentre Margaret, dietro la sua apparente perfezione di moglie devota, inizia a interrogarsi, a incrinare la superficie.
È in questo contrasto — tra bellezza e violenza, tra controllo e fragilità — che prende forma la loro verità. Una verità troppo assurda per essere sostenuta, che li condurrà inevitabilmente verso la tragedia.

Fabiana Pagani - Regista

Fabiana Pagani Attrice, acting coach e formatrice teatrale, vanta una formazione internazionale solida e articolata e un’esperienza pluridecennale tra teatro, cinema, didattica e scrittura. Il suo percorso artistico nasce in Argentina e si sviluppa tra Buenos Aires e l’Italia, intrecciando costantemente ricerca, pratica scenica e trasmissione pedagogica.

La formazione accademica prende avvio negli anni Ottanta con lo studio della recitazione secondo il Metodo Actor’s Studio presso la Scuola Agustín Alezzo e prosegue con il Metodo delle azioni fisiche alla Scuola Raúl Serrano. Si diploma presso il Conservatorio Nacional de Arte Dramatica Silvio D’Amico de Buenos Aires (oggi IUNA), consolidando una preparazione che unisce rigore tecnico e profonda attenzione al lavoro interiore dell’attore. Negli anni successivi continua il perfezionamento attraverso master, seminari e training con maestri di rilievo internazionale, tra cui Eugenio Barba (Odin Teatret), Beatrice Bracco , Michael Margotta, Danny Lemmo (Actor’s Studio NY), Vincent Riotta, Massimiliano Bruno, Giovanni Veronesi e il Michael Chekhov Studio London. Parallelamente approfondisce, la pedagogia teatrale e la sperimentazione performativa, partecipando a laboratori e percorsi di ricerca in Italia e all’estero, fino ai più recenti studi del 2024 e 2025.

In ambito cinematografico prende parte a produzioni italiane e internazionali, interpretando ruoli di rilievo in lungometraggi quali L’avvocato De Gregorio di Pasquale Squitieri, Maquillaje di Giuliano Parodi e Core Jesus mecum est di Roberto Garay, in coproduzione italo-argentina. Partecipa inoltre a numerosi cortometraggi selezionati e premiati in festival nazionali e internazionali, collaborando con diversi registi e affrontando personaggi complessi e sfaccettati.

L’attività teatrale rappresenta il fulcro della sua ricerca artistica. Nel corso di oltre trent’anni di carriera interpreta ruoli principali e secondari in numerose produzioni, spaziando dal teatro classico a quello contemporaneo, dal teatro multimediale e multilingue alla drammaturgia moderna. Tra i lavori più significativi figurano Night, Mother diretto da Danny Lemmo, Infamiglia, La casa di Bernarda Alba, Lettera al Padre di Kafka  con la regia di  Pasquale Squitieri, La Tempesta di William Shakespeare, Bodas de Sangre di Federico García Lorca, oltre a tournée teatrali in Argentina e in Italia. Lavora sia in teatri istituzionali sia indipendenti, partecipando a rassegne e produzioni premiate.

Accanto all’attività artistica svolge da molti anni un’intensa attività come acting coach e docente di recitazione. Insegna tecniche attoriali, creatività e lavoro sul personaggio a bambini, adolescenti e adulti, in contesti scolastici, culturali e associativi. Conduce laboratori teatrali in lingua spagnola e italiana presso scuole, licei, istituti e associazioni culturali, sviluppando un approccio inclusivo, centrato sull’espressione emotiva, sull’ascolto e sulla crescita personale. Dal 2023 al 2025 collabora stabilmente con diverse realtà romane nella conduzione di laboratori per adulti e bambini, con particolare attenzione al lavoro sulle emozioni.

Parallelamente approfondisce la scrittura teatrale e cinematografica, frequentando corsi e seminari di sceneggiatura e drammaturgia in Italia, Spagna e Argentina. Dal 2020 al 2023 partecipa a percorsi annuali di alta formazione sulla scrittura per cinema, serialità e documentario con professionisti del settore. Alcuni suoi racconti risultano finalisti e pubblicati nell’ambito del concorso nazionale Lingua Madre – Racconti di donne straniere.

Il suo lavoro si fonda sull’incontro tra culture, linguaggi e discipline, con una costante attenzione alla verità emotiva, alla ricerca sul personaggio e alla trasmissione del sapere teatrale come strumento artistico, educativo e umano.

 

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Rocco Marazzita - Ruolo George

Rocco Marazzita è un attore italiano nato il 2 agosto 1989 in provincia di Reggio Calabria. Dopo aver iniziato la sua formazione artistica in Italia, ha ampliato le sue competenze in Australia studiando presso il Melbourne Actor's Lab e il Ward Acting Studio, e a Londra studiando presso l'Impulse Company. Ritorna infine a Roma dove continua la sua formazione presso il Danny Lemmo Studio.
Rocco Marazzita ha partecipato a diverse produzioni cinematografiche e televisive. Nel 2018, ha recitato nel film "You Die" diretto dal collettivo T3. Successivamente, ha preso parte a "Sospeso" (2020) di Mauro Loverre e "Sound of Silence" (2021) ancora con il collettivo T3. Nel 2024, ha interpretato il ruolo di Calamaro nel film "Timor – Finché c'è morte c'è speranza" diretto da Valerio Di Lorenzo. In ambito televisivo, ha partecipato alla serie britannica "Hollyoaks" e successivamente alla serie "Dostoevskij" nei panni di Andrea Alletto diretta dai fratelli D'Innocenzo.
Nel 2025 fonda insieme a quattro colleghi il collettivo artistico "BEAT", associazione romana impegnata su più fronti, dal coltivare il talento dei vari artisti, al sostenenerli, alla realizzazione di prodotti cinematografici e teatrali.

Eleonora Cerroni - Ruolo Margaret

Eleonora Cerroni è un’attrice e artista multidisciplinare con una formazione solida e articolata, maturata tra teatro, cinema e ricerca sul movimento. Si forma inizialmente all’Accademia del Teatro dell’Opera di Roma e prosegue il proprio percorso approfondendo il lavoro dell’attore con Danny Lemmo presso La Casa Internazionale delle Donne, dove studia The Actors Work e Performance Study. Nel corso degli anni affina ulteriormente la sua preparazione grazie a coach internazionali come Vincente Riotta, Thiago Felix, Giorgia Sinicorni, Kimberly Graham (Emmy Award Casting Director), oltre a un percorso di analisi del testo e sceneggiatura con Michael Margotta.

Nel cinema ha preso parte a numerosi progetti, tra cui C’è Ancora Domani di Paola Cortellesi, Viaggi Stra-Fantastici diretto da Maccio Capatonda e Valerio Desirò, Aruna di Valerio Di Lorenzo e Il Giardino di Umberto Vescera, film nel quale è coinvolta anche come co-produttrice. Ha inoltre lavorato in diversi cortometraggi e opere indipendenti, collaborando più volte con registi come Francesco Di Benedetto, Martino Aprile e Valerio Desirò.

Parallelamente all’attività cinematografica, Eleonora porta avanti un percorso teatrale che culmina nel 2025 con Oltre le nuvole il cielo, diretto da Gabriele Cicirello, spettacolo premiato al Festival In-Divenire con la Menzione speciale della giuria e il Premio del Pubblico. In precedenza ha interpretato How I Learned to Drive per la regia di Danny Lemmo.

Accanto al lavoro come attrice, svolge attività di supporto creativo e organizzativo: è stata stand-in di Paola Cortellesi nel film Petra, ha collaborato alle prove attoriali e alla regia di C’è Ancora Domani ed è stata aiuto regia e acting coach nel progetto Ypres.

Nel 2025 è co-fondatrice di BEAT – Bringing Energy & Artistic Truth, polo artistico cinematografico indipendente dedicato alla ricerca e alla creazione.

 

AUTOREtorna su

JUAN CARLOS RUBIO - AUTORE

Diplomato alla Real Escuela Superior de Arte Dramático y Danza di Madrid e alla Escuela de Teatro di Alcorcón, la sua prima passione è la recitazione,

Ha lavorato come attore in spettacoli teatrali e serie televisive. Ha anche presentato i concorsi televisivi 3, 2, 1... contacto ed Enróllate.
Dal 1992 si dedica alla scrittura di sceneggiature televisive e cinematografiche, ed è stato candidato al Premio Goya per la Miglior Sceneggiatura Originale per Ritorno a Hansala (2008), di Chus Gutiérrez. Ha ottenuto la Biznaga d’Argento alla migliore sceneggiatura al Festival Málaga Cinema Español 2010 per Bon Appétit di David Pinillos.
Le sue opere teatrali sono state rappresentate in vari paesi americani, come Perù, Cile, Porto Rico, Costa Rica, Argentina e Stati Uniti. In Europa le sue opere sono state messe in scena in Germania, Svizzera, Grecia, Slovacchia, Regno Unito e Italia. La messinscena di Le ferite del vento, rappresentata a New York, è stata candidata a cinque premi ACE dell’Associazione dei Cronisti dello Spettacolo, incluso quello per il Miglior Spettacolo.
Nel 2013 vince il Premio Lope de Vega per il teatro con l’opera Shakespeare non è mai stato qui, scritta insieme a Yolanda García Serrano, e il Premio Broadwayworld Spain per il miglior musical con Stanotte non sono in vena di nessuno. Il musical.
Nel 2014 ottiene il Premio Andalucía de la Crítica nella categoria teatro per il suo libro Sarò breve.
Nel 2015 riceve il Premio del Festival Internazionale di Teatro, Musica e Danza di San Javier e il Premio alla Drammaturgia Teatrale nella III edizione dei Premi del Teatro Andaluso per la sua opera Le ferite del vento.
Nel giugno 2015 la sua opera Le ferite del vento, con Kiti Mánver e Dani Muriel, viene rappresentata a Londra, Regno Unito, all’interno del Festival del Teatro Spagnolo di Londra (Festelón).
Nel novembre 2017 ottiene il premio come miglior cineasta dell’Andalusia, assegnato da Canal Sur, nella 43ª edizione del Festival del Cinema Iberoamericano di Huelva per il suo film Le ferite del vento.

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